Prefazione di Sarah Hamilton-Byrne

Con questo inimitabile contributo, unico al fine di comprendere il fenomeno sociale dei gruppi carismatici e di coloro che li guidano, il Dr. Len Oakes esplora la psicologia del carisma e propone una propria teoria che, attraverso un ciclo di cinque fasi, accomuna le due tipologie di profeti – i messianici e i carismatici – a partire dai loro esordi narcisistici fino alla loro inevitabile implosione o fine definitiva. La premessa centrale della tesi del Dr. Oakes è che il nucleo delle caratteristiche del leader di una setta e la base di ogni conseguente psicopatologia, è la sua personalità narcisistica: caratterizzata da senso grandioso del sé, da manipolazione, dal bisogno di controllo sugli altri e di congruenza interna, ma anche da empatia paranormale, sicurezza, memoria, autonomia, distacco e da aree di insight sociale e personale. In realtà sotto queste difese si nascondono un nucleo vuoto, un terrore della debolezza e un segreto senso di vergogna che portano ad un bisogno di grandiosità compensativa. Come per qualsiasi tipo di personalità, le manifestazioni delle innate inclinazioni narcisistiche dei leader delle sette possono manifestarsi lungo un arco che va dalla normalità al borderline alla chiara psicosi; Oakes ha incontrato e parlato con numerosi leader che insieme esemplificano tutti questi stati. Egli esplora anche la psicologia degli apostati o fuoriusciti e suggerisce un ciclo di vita del coinvolgimento individuale nei gruppi carismatici.
Il fenomeno del culto religioso continua ad attirarci e a disorientarci. L’attrazione è in parte quella dell’esotico e dello sconosciuto, il tabù, la promessa di “esperienze limite” di Foucault, normalmente rinnegate dall’assennato cittadino del mondo esterno, così puntualmente educato dalla società a reprimere l’urgenza dell’estasi che, intrappolato nel paradigma “dalle nove alle cinque”, ha quasi dimenticato cosa significa rischiare la vita per un ideale, giocarsi il destino per la promessa di qualcosa che non è generalmente accessibile nel grigio e noioso mondo di fuori.
Len Oakes parla, come me, da ex membro. Ha vissuto all’interno di una setta carismatica; ha conosciuto di prima mano la seduzione dell’arrendersi ad un guru. Per questo egli ha pagato il proprio prezzo personale, ma ha anche avuto la saggezza e il coraggio non solo di conseguire una conoscenza personale della psicologia di tale esperienza, mettendo a frutto la sua forza e le sue competenze accademiche, ma anche di sviluppare un linguaggio per comunicare in modo accessibile alcune delle conclusioni e delle intuizioni realizzate grazie a questo studio. L’intima conoscenza e l’esperienza del funzionamento delle sette dà alla sua tesi un’autorità che va oltre la semplice analisi intellettuale. Ancor di più, essa fornisce al suo lavoro una dignità; nel cercare di dare un senso ad una vita letteralmente sconvolta e ad un insieme di esperienze spesso intensamente dolorose, egli trasforma il passato in qualcosa di produttivo e significativo. Così dalla sua sofferenza personale egli trae un senso, non necessariamente nella rinuncia o nel superamento del passato, ma nel riconoscerne il ruolo come parte importante della storia della sua vita, qualcosa che permette e rafforza la sua intuizione. Di conseguenza, egli ottiene una vittoria coerente insieme a coloro la cui più grande rivincita è vivere bene, riuscendo a trasformare il suo passato in una fonte di forza invece che di disperazione.
A causa delle mie esperienze, seguo la letteratura popolare e accademica sulle sette con un certo interesse. Tendono ad esserci due grandi categorie: i racconti chiaramente non informati, sensazionalistici, popolari, spesso con un pronunciato sottofondo isterico di indignazione moralistico cristiana, scritti da quelli che non hanno nessuna comprensione e nessuna intenzione di comprendere; e le testimonianze di ex-membri intrappolati in un’incoerente rabbia per le perdite che hanno dovuto subire, ciascuno con un chiodo fisso e senza nessun tentativo per venire a patti con le loro esperienze o trarne una qualsiasi cosa. Entrambi i gruppi di scrittori hanno tutto l’interesse a dipingere un mondo in bianco e nero, e in genere non riescono a riconoscere la complessità del retaggio dell’esperienza nella setta o a discuterne in modo significativo. Poiché non sono in grado di riconoscere nulla di positivo, non riescono a cogliere le lezioni date dalle tonalità di grigio, e ciò non trasmette alcuna comprensione del fenomeno.
Inoltre, è spesso molto difficile iniziare a trasmettere una visuale su una tale cultura a coloro che non hanno avuto l’esperienza di far parte di un gruppo carismatico. Quel mondo è troppo lontano dal loro, è come un altro pianeta, un’altra dimensione della realtà, la cui esistenza spesso può essere affrontata solo a un livello più intuitivo che razionale. Non essendo questo il terreno adeguato per il mondo accademico, si verifica quindi una carenza di testi psicologicamente approfonditi in merito all’esperienza della setta o alla psicologia dei leader delle sette. In questo libro il Dr. Oakes affronta questa sfida e inizia con grande chiarezza di visione a colmare il divario tra i due mondi, come potrebbe fare solo qualcuno con una diretta esperienza umana, in modo da rendere questo mondo un po’ più comprensibile. In questo modo ottiene e comunica una conoscenza accademica che potrebbe tradursi in approcci terapeutici concreti per coloro le cui vite sono state cambiate dal coinvolgimento in una setta.
Il Dr. Oakes percorre in questo libro un lungo cammino per rispondere alle sue domande fondamentali: perché mai uno dovrebbe diventare un profeta? Come si fa a diventarlo? Postulando l’origine, lo sviluppo e le crisi della personalità narcisistica, così come le conseguenti difese manifestamente creative che queste persone tipicamente pongono in atto, egli ci fornisce una visione dei loro comportamenti spesso bizzarri e altrimenti inspiegabili e raggiunge una credibile teoria del carisma. Riesce così a dipingere un quadro compassionevole e ben documentato. Egli rende il leader della setta un essere umano invece che un orco misterioso. Ci porta a una sorta di empatia con il tipo di persona che è letteralmente una “leggenda nella propria mente”, una persona eccezionalmente piena di risorse, che è sia più sana sia più folle del normale, qualcuno di così “esagerato” dal quale possiamo imparare lezioni fondamentali sulla nostra natura e sulle basi della moralità sociale e spirituale. In quanto tale, mi sento di raccomandarne la lettura come aiuto essenziale per coloro che cercano una valutazione sulla figura del leader carismatico. E davvero le sue intuizioni suoneranno come credibili e coraggiose per chi ha avuto un coinvolgimento personale e per chi cerca di capire, o consigliare, gli apostati.

Sarah Hamilton-Byrne Autrice di Unseen, Unheard, Unknown: My Life Inside the Family of Anne Hamilton-Byrne

2 risposte a Prefazione di Sarah Hamilton-Byrne

  1. Bisteltrux ha detto:

    È una prefazione bellissima, essenziale e affettuosa.

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  2. saralacipo ha detto:

    Molto interessante

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