L’incontro

Ho conosciuto per la prima volta Bhagwan nel suo appartamento di Bombay il 31 marzo 1973. Dal momento in cui ho fatto i miei primi passi nervosi nella sua stanza squisitamente pulita, in ordine perfetto, arredata con pochi ma splendidi mobili, ebbi la travolgente sensazione di essere arrivato a casa. Ecco il mio padre spirituale, un uomo che comprendeva tutto, qualcuno che sarebbe stato in grado di trasmettere scopo e significato alla mia vita. È stata una sensazione veramente magica. Intimidito e trasportato, sentii istantaneamente che Bhagwan era dentro la mia mente come mai nessun altro prima. Dal momento in cui le sue delicate mani brune con unghie perfettamente curate toccarono le mie, capii che ero in un altro mondo. Lui irradiava un chiaro senso di amore incondizionato che era semplicemente elettrizzante. Io ero ai suoi piedi, incantato, galleggiante in un mare di compassione che emanava da questo essere totalmente originale, unico.

Durante quell’incontro, chiamato ‘darshan’, il tempo si fermò. Mi sentivo fluttuare e ogni preoccupazione era scomparsa. Questo era l’uomo che stavo cercando. Chi aveva bisogno di guardare altrove? Quest’uomo, lo sapevo, mi poteva insegnare molte cose preziose. Infatti, chi poteva avere un insegnante migliore? Egli era l’obiettivo a cui aspiravo, il modello perfetto per ogni realizzazione. Se solo avessi potuto partecipare a ciò che aveva da offrire. 

Bhagwan mi disse di indossare da quel momento in poi abiti arancioni e disse che quel giorno doveva essere il mio nuovo compleanno, che il passato doveva  essere spazzato via, e che d’ora in poi avrei avuto un nuovo nome. 

E così il semplice Hugh Milne, un osteopata venuto da Londra, divenne Swami Shivamurti — uno che è come Shiva, il Supremo Dio indù. Sentivo già che avrei avuto molto da fare per sentirmi all’altezza.  

Milne Hugh, Bhagwan The God that Failed

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Rapporto guru/discepolo

È importante ricordare che una gran parte dell’interpretazione di Rajneesh della relazione guru/discepolo consisteva nell’enfatizzare cose ultraterrene come la  totale fiducia e la resa.  
Milne Hugh, Bhagwan The God that Failed


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Passione positiva o negativa

Il tifoso, il fan, l’ammiratore manifesto, persino il detrattore, sono figure che rispondono allo stesso riflesso: il disperato tentativo d’influire sul mondo, avendo constatato la scarsa incidenza della propria persona sull’esistente.
Intendiamoci, nessuno influisce sull’esistente nel modo in cui vorrebbe, andiamo avanti a spintoni dati o ricevuti e la direzione delle cose sembra aver vita propria.
Ma le categorie sopra citate non si arrendono all’evidenza, al fatto cioè che meglio sarebbe tentar di modificare il proprio piccolo piuttosto che concentrarsi sul mondo esterno. Il loro atteggiamento è, mutata mutandis, quello del dittatore o del ricco che usano il loro potere per modificare gli eventi.

Natalino Balasso, Facebook 28 gennaio 2019

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William James

William James è stato un grandissimo psicologo americano che alla fine del 1800 (hai letto bene: alla fine del 1800) scriveva “La capacità di riportare indietro volontariamente l’attenzione, più e più volte, quando vaga, è la radice della capacità di giudizio, del carattere e della volontà”.

Quando l’ho letto non ho potuto trattenere un sorriso. Molto prima della mindfulness, molto prima di tutti i discorsi che facciamo sui traumi infantili, William James attribuisce all’attenzione la possibilità di determinare il nostro carattere. E la nostra volontà. Definisce un elemento fondamentale: cambiamo, cresciamo, ci organizziamo a partire da ciò a cui prestiamo attenzione.

Nicoletta Cinotti

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Luce e ombra

Rajneesh non è un uomo semplice. La comunità  cresciuta intorno a lui riflette la sua personalità complessa e spesso macabra. Egli possedeva indubbiamente notevoli talenti, ma allo stesso tempo era preda di un bisogno di potere e di ricchezza che era a dir poco megalomane. Questa lotta dentro di sé si manifestò all’esterno nelle molte contraddizioni e ambiguità della sua vita privata e delle sue lezioni pubbliche. È stata una lotta che infine ha rotto l’armonia incantata da cui egli faceva piovere i suoi doni e che lo ha lasciato un guru disilluso, amareggiato e molto arrabbiato.

Un uomo con una consapevolezza decisamente eccezionale, un uomo che nel 1973 regalava diamanti a piene mani, è diventato nel 1985 un recluso paranoico che ha licenziato la sua segretaria personale perché rifiutava di comperargli un orologio da polso da 1,2 milioni di dollari. Egli era, ed è, spietato in una misura poco conosciuta in Occidente. Ma è anche in grado di comunicare un sentimento di amore incondizionato che era senza dubbio, per tutti coloro che lo hanno sperimentato, la cosa più importante.

Milne Hugh, BHAGWAN The God That Failed

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Insegnare con la pioggia

Si può imparare qualcosa da un temporale.

Quando un acquazzone ci sorprende, cerchiamo di non bagnarci affrettando il passo, ma anche tentando di ripararci sotto i cornicioni ci inzuppiamo ugualmente.

Se invece, sin dal principio, accettiamo di bagnarci eviteremo ogni incertezza e non per questo ci bagneremo di più.

Tale consapevolezza si applica a tutte le cose.

(Yamamoto Tsunetomo, 1659-1721)

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Come e quanto

È come e quanto siamo stati amati che definisce la forza del nostro carattere e la nostra resilienza. Come e quanto amiamo che definisce la felicità della nostra vita. 

Nicoletta Cinotti

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L’uomo più pericoloso

L’uomo più pericoloso del mondo è il contemplativo che non è guidato da nessuno. Si fida delle proprie visioni. Obbedisce alle attrazioni della sua voce interiore, ma non ascolta gli altri uomini. Egli identifica la volontà di Dio con il suo cuore. E se la pura forza della sua fiducia in se stesso si comunica ad altre persone e dà loro l’impressione che egli è davvero un santo, un tale uomo può distruggere un’intera città o un ordine religioso o anche una nazione. Il mondo è coperto di cicatrici che sono state lasciate nella sua carne da visionari come questi.  

Thomas Merton , in  BHAGWAN The God That Failed, Milne Hugh.

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In relazione

Non è tanto il ricordo di cosa è successo che conta quanto come siamo entrati in relazione con quello che è successo. Questa è la vera memoria che disegna la nostra vita.

Nicoletta Cinotti

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Personalità

Così come condizioniamo il nostro corpo in vari modi con l’esercizio fisico o con la sua mancanza, condizioniamo anche la mente. Ogni stato mentale, pensiero, o emozione che sperimentiamo ripetutamente diventa più forte e più abituale. La nostra personalità non è che una collezione di tutte le tendenze della mente che abbiamo sviluppato, le particolari configurazioni di energia che abbiamo coltivato.

Joseph Goldstein e Jack Kornfield Seeking the Heart of Wisdom, citato in Bernhard, Toni, Quando tutto cambia

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