Opporsi al proprio gruppo

prigioniLa gente che ha sperimentato molte situazioni di gruppo, che forse ha osservato il proprio comportamento nel gruppo, riconoscerà che una delle cose più difficili è opporsi  al proprio gruppo. Molti riconoscono che uno dei ricordi più vergognosi è quello di aver sostenuto che il nero era bianco perché c’erano altri che lo sostenevano.

Questo meccanismo di obbedienza al gruppo non è solo obbedienza o sottomissione a un piccolo gruppo, o a qualcosa dai contorni netti, come una religione o un partito. Vuol dire anche conformarsi a quel vasto, vago e mal definito numero di persone che non credono di condividere una mentalità di gruppo, perché sanno che ci sono opinioni diverse, che però – a chi osserva dall’esterno, da un’altra cultura – sembrano differenze minime. Le opinioni di fondo, i presupposti che governano il gruppo, non vengono mai discusse, mai affrontate, forse neppure notate, e principalmente questo: che si tratta di una mentalità di gruppo, profondamente ostile al cambiamento, e fornita di premesse sacre sulle quali non è ammessa la discussione.

Doris Lessing, Le prigioni che abbiamo dentro

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