Mode di pensiero

prigioniLa gente della mia età è passata attraverso una serie di rivolgimenti storici violenti. Ne citerò solo uno. Durante la seconda guerra mondiale, dal momenti in cui fu invasa da Hitler e divenne alleata delle democrazie, l’Unione Sovietica cominciò a essere guardata con affetto e simpatia dall’opinione popolare. Stalin diventò l’amico dell’uomo semplice e la Russia una terra di eroi pieni di coraggio e amanti della libertà, mentre il comunismo appariva come una manifestazione interessante della volontà popolare che anche noi avremmo dovuto prendere ad esempio.
Tutto questo andò avanti per quattro anni e poi all’improvviso, da un giorno all’altro, tutto si rovesciò. Quegli atteggiamenti divennero sbagliati, traditori, una minaccia pubblica. La gente che prima parlava affettuosamente di “Baffone”, come se niente fosse cominciò ad usare gli slogan della guerra fredda. Un estremo, sentimentale e ottuso, alimentato dalle condizioni del tempo di guerra, fu sostituito da un altro estremo irragionevole e ottuso.

Aver vissuto un voltafaccia del genere una volta è sufficiente a ispirare un permanente atteggiamento di diffidenza nei confronti delle mode popolari del momento.

Doris Lessing, Le prigioni che abbiamo dentro

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