Sai Baba

giostraUn altro visitatore che rimase per quattro giorni nell’ashram fu un noto psichiatra indiano che lavorava a un progetto internazionale, finanziato dall’Università di Harvard, sui “marginali”. Alcuni suoi colleghi in America e in Europa studiavano i drogati, i drop outs e i barboni; lui in India aveva il compito di studiare i sadhu e i sanyasin.

Per lui ero forse un interessante caso di “marginale” a cavallo fra Occidente e Oriente. Non so come potei contribuire alla sua ricerca, ma lui contribuì alla mia. Mi disse d’aver passato molto tempo nell’Himalaya in cerca di personaggi con “poteri” e, da scienziato, dovette ammettere di non averne incontrato nessuno. Mi raccontò anche di essere stato, sempre per la sua ricerca, a vedere Sai Baba, il più famoso santone del momento con milioni di seguaci sia in India sia all’estero. Ne aveva avuto una pessima impressione: vanesio, incipriato e col rossetto sulle labbra. Disse che molti di quelli attorno a lui erano persone psicologicamente infantili, col bisogno di un padre e di qualcosa con cui giocare. E la magia è un magnifico passatempo!

Quel che lo preoccupava era che alcuni suoi pazienti erano diventati discepoli di Sai Baba. Il santone li aveva convinti ad abbandonare la sua terapia e a non prendere più medicine, e quando quelli tornavano poi da lui a farsi curare erano spesso in condizioni disperate.

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra

 

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