Quella qualità non comune

giostraUn giorno, davanti alla porta della mia tana di New York, trovai un pacchetto lasciato dal postino. Dentro c’era, involtato in una carta velina gialla, un kata, uno di quei lunghi e stretti foulard di seta bianca che, una volta toccati, e con ciò benedetti, da un qualche importante lama, i tibetani si mettono addosso come protezione o tengono in casa appesi a un tanga, una pittura sacra, o attorno a una loro immagine di Buddha. Quello veniva direttamente dal Dalai Lama.

Un amico e collega di Der Spiegel era andato da Amburgo a Dharamsala per intervistarlo. Alla fine dell’incontro avevano parlato di me, del fatto che non ero lì, ma al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center e il Dalai Lama, tenendo quel kata con le due mani, se l’era portato cerimoniosamente alla fronte, ci si era concentrato alcuni secondi e lo aveva dato all’amico perché me lo recapitasse… con una raccomandazione: “Nel caso le mie benedizioni non bastassero, gli dica anche di prendere tutte le medicine che gli danno”.

Sempre lui: grande nella semplicità, ironico anche su se stesso e pieno di quella qualità che, pur non essendo affatto comune, gli inglesi chiamano common sense e che forse per questo in italiano si chiama “buon senso”.

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra

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