Un solo dharma

Mille anni fa – raccontano le scritture buddhiste – un esperto traduttore di testi buddhisti chiese al venerabile monaco Atisha quale fosse il modo migliore di praticare. Atisha rispose: “Devi trovare il punto essenziale comune a tutti gli insegnamenti e praticare in quel modo”. Può sembrare un paradosso, eppure Goldstein è convinto che proprio oggi, all’alba del terzo millennio e per di più in Occidente, si potrebbero verificare le condizioni per una nuova comprensione dell’insegnamento di Atisha e per lo sviluppo di “un solo dharma”, cioè di quel fulcro essenziale comune a tutti gli insegnamenti buddhisti, al di là delle dispute dottrinarie, delle differenze di approccio tra le varie scuole e le diverse terminologie.

Stiamo vivendo in tempi straordinari, dice Joseph Goldstein. Tempi in cui sta , nascendo un nuovo buddismo. La sua caratteristica distintiva non è né un elaborato sistema filosofico né un attaccamento a un particolare punto di vista settario. Piuttosto, è un semplice pragmatismo che trova le sue radici nello stesso Buddha, che mise in dubbio i principi stabiliti dall’antico pensiero filosofico indiano. È una fedeltà a una domanda molto semplice: “Cosa funziona? Cosa funziona per liberare la mente dalla sofferenza? Cosa funziona per generare un cuore compassionevole?”

Nicoletta Cinotti

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