Senza discutere con la vita

Da un lato, ho meno paura di smettere di scrivere, perché la poesia è ora un po’ dovunque, nei luoghi impensati, compreso il cimitero e l’ospedale, la posta e la banca. E dall’altro so che non decido io di scrivere, la poesia arriva come conseguenza di uno stato raccolto e insieme esposto al mondo, come cosa che sboccia o esplode dall’incontro di due apparenti opposti. Se mi giro verso la luce, ma per mano a tutta la mia ombra, allora…

La metafora… più che altro la poesia usa immagini, si nasconde dietro visioni lievi per dire cose grandi, cerca parole per non buttarla nuda nel mondo la verità d’essere, per sfiorarla. E d’altra parte forse la meditazione è invece la più grande delle metafore, non è affatto letterale. Ogni volta che sto senza aggiungere e senza togliere niente con quello che il momento mi offre non è un’assoluta metafora di come vivere senza mettersi a discutere con la vita? La pratica non è tutta una metafora per insegnarci a rinunciare al sogno che ci vede sempre al centro dell’universo?

Intervista a Livia Candiani (a cura di Cristoforo Andreoli)

 

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