I testimoni

New York. Risalendo il lato occidentale di Central Park, da giù, dal ventre di Manhattan, come per puntare al Museo di Storia Naturale, anche senza volerlo si arriva alla Sede della New York Historical Society. Lì, da mesi, in una stanza neppure troppo grande, con qualche teca in mezzo e un tavolo in fondo con due computer, c’è una strana mostra: niente di artistico in senso stretto, brandelli di Storia, piuttosto, e brandelli è la parola giusta; decine di foto, spesso stampate in formato cartolina: il soggetto è uno solo: rivoltante. Gente impiccata dopo essere stata linciata. Nella stragrande maggioranza sono neri. Nella stragrande maggioranza sono circondati da bianchi vestiti bene che guardano e si fanno fotografare.

La mostra si intitola Without Sanctuary. Le foto risalgono ai decenni tra il 1870 e il 1940. Sono un pezzo, per quanto schifoso, di Storia americana. Per un europeo sono intollerabili. Chissà che botta, per un americano. Quella del linciaggio è stata a lungo, da quelle parti, una specie di ordinaria straordinarietà. Soprattutto quando il sospettato era nero (omicidio, molestie a qualche ragazza bianca, furto) la sosta in tribunale sembrava, a molti, un’inutile perdita di tempo: lo andavano a prelevare in casa, lo seviziavano in piazza, e poi lo impiccavano. A New York alle volte lo bruciavano: in quei casi lo chiamavano Negro Barbecue.

Il grande albero, il ramo, i due corpi appesi per il collo, i vestiti strappati, le facce sanguinanti, il collo spezzato; e nella parte inferiore della foto, la gente, stipata in piedi sotto gli impiccati. Sulla destra un gruppo di uomini, il cappello elegante, uno fuma alzando lo sguardo verso i due morti. A destra ci sono due ragazze, avranno quattordici anni, guardano eccitate il fotografo, una stringe un pezzo dei pantaloni di uno dei due neri impiccati, l’altra è carina, un bel vestitino, i capelli ben pettinati, dietro a loro un giovanottone che ci sta provando, cravatta, camicia a maniche corte, brillantina in testa e un sorriso da fiera dell’ anguria nella città delle angurie. In centro ci sono tre personaggi: una donna grassottella, per metà voltata, col volto perso, come cercando un parente smarrito, una vecchia che si guarda attorno, con lo sguardo infinitamente normale di una sera in piazza, d’agosto, e poi un uomo, sui cinquant’anni, forse meno, guarda fisso nell’obbiettivo (nei miei occhi, cioè), ha immobilizzato il volto in una maschera serissima, e tiene il braccio sinistro sollevato e sta puntando il dito indice verso gli impiccati. Ti guarda e indica. Vertigine. Quella gente là sotto è una lezione di educazione civica straordinaria: sono quelli che si sono vestiti bene, che hanno preso la macchina, che hanno sgomitato per vedere da vicino, che poi hanno chiesto Dov’è che vendono da bere?, e poi sono tornati a casa e, sono sicuro, un’ora dopo, o anni dopo, avranno pensato e probabilmente anche detto che era tutto una grande stupidata, e che loro una cosa del genere non 1’avrebbero mai fatta, e però intanto quella sera erano là, si erano vestiti bene, avevano preso la macchina, e alla fine erano nella fotografia. Ecco: quelli che alla fine sono nella fotografia.

barnum.jpgA me quelli che avevano assalito la galera, preso i due neri, li avevano seviziati e uccisi, colpiscono meno: quella ferocia, tipica di alcuni umani, è una cosa più elementare, meno enigmatica. A me fanno venire la vertigine quelli che non hanno fatto niente, ma sono nella fotografia. E penso che quelle foto siano una lezione perche fanno vedere il vero anello debole della buona volontà umana, che non è il malvagio, ma il testimone, quello che è lì perche ci andavano tutti, quello che trova il tempo per mettersi la brillantina ma non il tempo di farsi due domande su ciò che sta andando a vedere, quello che sarà contro i linciaggi dal giorno stesso in cui il cinquantun per cento della gente sarà contro i linciaggi, quello che non è neppure capace di pagare con una serata di solitudine il privilegio di non entrare nella fotografia. Non c’è orrore, smisurato o microscopico, per cui non ci siano dei testimoni: con la loro brillantina, i loro bei cappelli e i loro sorrisi idioti. FLASH. Contenti? Siete nella fotografia.

(14 luglio 2000)

Alessandro Baricco, Il nuovo Barnum

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