Persone o vanghe?

gilera.jpgAllora se io dovessi riassumere, che ormai siamo arrivati, direi: Stalin era un tiranno, come dice oggi la storia, Pasternàk era un grande poeta, come dice oggi la letteratura, allora a Stalin bisogna sputargli in faccia sempre e comunque, Pasternàk sempre e comunque elogiarlo.

Io non lo so, ma chi la pensa così, oggi, secondo me cinquant’anni fa avrebbe sempre e comunque elogiato Stalin e sempre e comunque sputato in faccia a Pasternàk. Perchè così allora diceva la storia, e la letteratura.

Però bisogna poi stare attenti. Cioè il rischio è di trasformarci tutti in strumenti. Delle belle vanghe. Belle luccicanti. Son molto utili, le vanghe.

Adesso io non lo so, per esempio tra un po’ mi hanno invitato a andare su un treno fino in Polonia con degli studenti che vanno a vedere i campi di concentramento. Che io subito gli avevo risposto, alla ragazza che organizzava queste cose che mi aveva invitato, Guarda che io non lo so, se sono d’accordo, su queste cose il giorno della memoria, a me mi sembrano un po’ come le notti bianche.

Al che lei mi aveva risposto Ah ma neanch’io, non lo so, se sono d’accordo.

Allora questa cosa mi è piaciuta io adesso ci vado, e dopo ho pensato che gli chiedo, a questi studenti, quando siamo sul treno, C’è qualcuno di voi che nel 1940 si sarebbe preoccupato degli ebrei? Ecco, quei due o tre che se ne sarebbero preoccupati, ma preoccupati veramente, dico, son delle persone, gli altri siam tutti vanghe.

Perchè quello che ci muove a andare a visitare i campi di concentramento oggi, la scuola, per dire, quel viaggio lì della memoria è una cosa che nell’organizzazione c’entra la scuola, nel 1940 ci avrebbe mosso in una direzione opposta e contraria e noi avremmo ubbidito. Tra le braccia della scuola, avremmo fatto il nostro lavoro docili e utili come delle vanghe. E questa, secondo me, mi dispiace, è la storia. Poi dopo c’è anche la letteratura.

Paolo Nori, Mi compro una gilera

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