Swami Vivekananda

swami-vivekananda-3.jpgUn ultimo esempio, quello di Swami Vivekananda, mostra il flusso di sviluppo narcisistico che interagisce con i conflitti culturali e familiari in modo quasi paralizzante per l’aspirante profeta, ma che allo stesso tempo lo stimola a raggiungere un grande risultato. Si tratta di una classica storia di fallimento profetico.

Vivekananda ha mostrato spesso questa ambivalente leadership nella sua carriera. Egli sembra aver vissuto simultaneamente in persone diverse, passando da capo attivista a mistico estatico, da figlio ribelle a uno che segue la guida del nonno, da guru a ricercatore perenne di guru, combattendo tra attivo e passivo, moderno e tradizionale, maschile e femminile, senza mai raggiungere la sintesi (Kakar 1981, 179).

Ha fallito la sua missione perché è rimasto in uno stato di conflitto che, se da una parte ha costituito la sua forza, dall’altra ha limitato la sua efficacia come leader. Sembra non avere mai riconciliato la grandiosità del “La mamma e io siamo una cosa sola” con la sua necessità di raggiungere una sicura identità maschile. La lotta lo spinse a grandi altezze, ma lo distrusse psichicamente, morì nel 1902 all’età di trentanove anni.

Len Oakes, Carisma profetico,  Terzo capitolo

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