Miscela di natura e cultura

A suo dire [di Manfred Kets de Vries] quando il sorriso diventa una maschera e l’ottimismo una condotta, quando la comunicazione ha i toni della sicurezza propria di chi non ha paura, quando la complessità è semplificata fino all’indicazione di una sola via perché “non ci sono alternative”, quando si è persuasi che ogni branco ha bisogno di un capo e le metafore tratte dal mondo animale diventano abituali, quando lo sguardo è sempre dall’alto, proiettato nel futuro perché il presente è sotto controllo, quando la dipendenza è ciò che soprattutto si esige dagli altri, e quando negli altri si vede solo il proprio riflesso, che è poi il riflesso di una luce senz’ombra, allora siamo in presenza di un leader alla cui formazione concorrono natura e cultura in questa dosata miscela.

Innanzitutto la ricerca del potere, che per essere seria e non velleitaria deve avere quel tanto di patologico che è tipico di tutte le funzioni compensatorie, che risolvono fuori di noi i conflitti che non siamo riusciti a comporre dentro di noi. Tali sono le esperienze infantili insoddisfatte, dovute a scarsi riconoscimenti o a soverchianti richieste genitoriali, che generano nell’individuo quel senso di inadeguatezza cui il gregario si rassegna, mentre il leader tenta di superarlo attraverso un’azione dominata dal sacrificio e dal senso del dovere spinti all’eccesso.

Umberto Galimberti, I miti del nostro tempo

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