Uno sguardo su Gandhi

Formatosi come Nehru in base alle idee del socialismo romantico inglese, non sapeva granché del mondo gerarchizzato indù, che detestava e che fece ogni sforzo per distruggere. Citava a ogni occasione la Bhagavat Gita, piccolo stralcio del Mahabharata ma, a quanto pare, non conosceva nient’altro dell’immensa letteratura religiosa, filosofica e politica dell’India. Tagore lo considerava particolarmente pericoloso e si ritirò dal movimento nazionalista quando Gandhi ne assunse la direzione.

Labirinto[…] Gandhi firmò l’atto di spartizione dell’India, che cedeva il potere al Congresso Nazionale di cui era a capo, ma creava nell’Ovest e nell’Est dell’India uno Stato teocratico musulmano governato dalla legge islamica, per la quale l’assassinio di un non musulmano non è un crimine. Ne seguì un massacro di indù, che spesso costituivano la metà della popolazione. Ci furono milioni di morti e un afflusso enorme di rifugiati che non poterono essere accolti e che morirono in gran parte di fame e di epidemie. Più della metà dei musulmani continuava intanto a risiedere in India, a comprova del fatto che la divisione del Paese non era necessaria.

Gandhi continuò a predicare la non-violenza e l’amicizia coi fratelli musulmani, mentre i guerrieri pakistani cantavano: “Abbiamo avuto il Pakistan con una canzone, avremo Delhi con una battaglia“. Fu in quel momento che un giovane bramano decise di sacrificarsi e assassinò Gandhi. In India è assolutamente vietato divulgare o citare l’emozionante discorso che l’assassino pronunciò di fronte ai giudici. Lo lessi all’epoca del processo su un giornale hindi prima che venisse sequestrato. Non sono mai più riuscito a procurarmelo.

Alla notizia della morte di Gandhi, la città di Benares esultò. Si distribuirono ricchezze ai poveri, si offrirono agli dèi funzioni per grazia ricevuta.

Alain Daniélou, La via del labirinto. Ricordi d’Oriente e d’Occidente

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