Come l’abito fa il monaco

Nato da una famiglia di commercianti del Gujarat, Gandhi fu sempre sostenuto dalla classe degli industriali e dei mercanti […] Mandato giovanissimo a studiare in Inghilterra, studiò legge e divenne avvocato del Foro di Londra. Desideroso di svolgere un ruolo politico, si recò in Sud Africa per organizzare il movimento di rivendicazione dei mercanti indiani, che esigevano privilegi speciali e non volevano essere assimilati ai Neri. Fu così messo in prigione per qualche tempo.

[…] Venuto in India, si occupò dell’organizzazione del movimento di rivolta contro il potere britannico con l’astuto sistema della non-cooperazione e della non-violenza. La non-cooperazione, una specie di sciopero a oltranza che paralizzava l’economia e mandava in rovina il Paese, faceva apparire la repressione come un’odiosa tirannia. I suoi seguaci non dovevano utilizzare nessun tessuto industriale, e così passavano il tempo a filare cotone. Tutti dovevano vestirsi di stoffe rustiche tessute a mano, i cosiddetti Khaddar. Le fabbriche tessili chiusero i battenti.

Si dice che fu Jinnah, il leader musulmano, a spiegare a Gandhi che non avrebbe mai avuto l’appoggio delle masse indù se non avesse assunto l’aspetto di un sant’uomo con il bastone da pellegrino.

Alain Daniélou, La via del labirinto. Ricordi d’Oriente e d’Occidente

Vedi anche il post  Il principio dell’Autorità

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