La caduta del Profeta

La caduta del Profeta: una nota in risposta all’articolo di Lawrence Foster ‘La psicologia di Prophetic Charisma’

di Len Oakes, Melbourne, Australia

Questo commento sull’articolo di Lawrence Foster “La psicologia di Prophetic Charisma: nuovi approcci alla comprensione di Joseph Smith e allo sviluppo della leadership carismatica” (Foster, 2007) condivide alcune riflessioni su come la mia comprensione del declino e della fine dei profeti carismatici è cambiata da quando il mio libro Prophetic Charisma è andato in stampa.

Come al solito e come era prevedibile, l’articolo di Lawrence Foster è eccellente. Mi permetto semplicemente di condividere alcune riflessioni aggiuntive su come la mia comprensione del declino e della fine del profeta carismatico è cambiata da quando il mio libro Prophetic Charisma è andato in stampa. Adesso credo che questi profeti muoiano, fondamentalmente, di mancanza d’amore. Le loro menti sono strutturate in modo tale da non poter essere reali o alla pari, non possono comunicare o semplicemente essere con un’altra persona in un rapporto interpersonale, perché sono costantemente sintonizzati su questioni di potere, fiducia e controllo. Tuttavia, essi aspirano ad essere coinvolti in un rapporto di sincero amore. Penso che tutti noi, a modo nostro, ci muoviamo verso la guarigione e questo è vero anche per i profeti. L’amore è ciò che guarisce, e la loro missione è un tentativo di ottenere il tipo di amore che guarisce e redime. Il profeta carismatico suscita un tipo di amore che, anche se ingenuamente idealista, potrebbe con il tempo e l’impegno diventare un amore autentico, che pone fondamentalmente il benessere dell’altro prima del proprio, come quando alcune persone che si sposano giovani e che per un certo numero di anni appaiono estremamente superficiali, poi in qualche modo compiono il passaggio da amore immaturo, romantico, illusorio a quello più realistico, responsabile e maturo.

Ma se uno non è in grado di accettare completamente gli altri, rinunciando al controllo su di loro e avendo fiducia in loro ognuno con le sue problematiche fondamentali, ammettendo di aver bisogno di loro; se uno ha adottato molto tempo fa sottili strategie per evitare o ritardare il riconoscimento che gli altri sono uguali a sè (con uguali diritti alla vita, all’amore e alla libertà, e con una propria integrità e un proprio destino); se uno non è capace di investire se stesso negli altri, né di accettarli al suo interno come parte di sé, le proprie relazioni con gli altri saranno sempre insoddisfacenti. Gli individui che sono strutturati in questo modo non si relazionano con gli altri, li usano. Non hanno amici, raccolgono seguaci. Ma le sottili ricompense dell’amicizia e del relazionarsi, dell’essere alla pari e vicini e aperti con un altro essere umano, il tipo di cose che le persone capaci di amore dicono essere il loro pane; tutte queste cose rifuggono dai profeti. Le loro missioni possono avere successo, possono avere grande controllo e influenza sui loro seguaci, ma alla fine questo semplicemente non soddisfa.

Così diventano sempre più disperati e sono spinti ad atti sempre più estremi, allo scopo di ottenere amore. Ma neanche questi atti soddisfano, ed è così che i profeti carismatici perdono l’affetto e il rispetto per i loro seguaci, che essi percepiscono come una delusione. E, in effetti, alcuni o tutti i seguaci possono aver disatteso le aspettative del leader in vari modi, ma nella mente del leader matura una fredda indifferenza nei loro confronti che è molto più di una semplice sensazione di delusione verso persone che hanno mostrato delle incapacità. Il disprezzo può crescere, e una combinazione di temerarietà e di rabbia può perfino portare i profeti a comportamenti più sfrenati che alla fine possono causare la loro fine.

Articolo originariamente pubblicato su Cultic Studies Review, 2007, Volume 6, Number 1, pages 41-43. Link all’articolo originale in inglese: http://tinyurl.com/zyum4ms

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