Il fallimento dei profeti

Da Gesù a Jonestown, la cosa più coerente nei profeti è stata il loro fallimento. I profeti dell’Antico Testamento sono stati per lo più ignorati, ma potrebbe essere stata la loro fortuna se si considera che crocifissione, linciaggio, tortura e prigione hanno rappresentato il destino degli altri. I profeti sono pericolosi e sono stati trattati di conseguenza. Ma come “la quercia è abbattuta dalla ghianda” (Kopp, 1971, 7), così la causa del successo del profeta – il suo mondo narcisisticamente chiuso – contiene i semi del suo stesso fallimento (Bartlett 1988, 11; Johnson 1979) La precarietà del ruolo divino (Johnson 1979, Wallis 1982), accompagnato all’incapacità di consultarsi o di delegare, alla paura dei rivali, alla mancanza di empatia reale e alle stime irrealistiche circa le proprie abilità, praticamente lo condannano fin dall’inizio. Forse in fondo il profeta sente che non ce la farà e questa consapevolezza lo spinge più fortemente di quanto non sarebbe altrimenti. Ciò potrebbe spiegare il ritmo frenetico con cui molti conducono la loro missione, anche in età avanzata, cercando di ottenere il massimo possibile in un tempo che essi sentono essere breve. Malgrado l’irrealtà narcisistica che li caratterizza, i profeti possono essere a volte stranamente realistici.

Len Oakes, Carisma ProfeticoDecimo capitolo

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