L’uomo più pericoloso

L’uomo più pericoloso del mondo è il contemplativo che non è guidato da nessuno. Si fida delle proprie visioni. Obbedisce alle attrazioni della sua voce interiore, ma non ascolta gli altri uomini. Egli identifica la volontà di Dio con il suo cuore. E se la pura forza della sua fiducia in se stesso si comunica ad altre persone e dà loro l’impressione che egli è davvero un santo, un tale uomo può distruggere un’intera città o un ordine religioso o anche una nazione. Il mondo è coperto di cicatrici che sono state lasciate nella sua carne da visionari come questi.  

Thomas Merton , in  BHAGWAN The God That Failed, Milne Hugh.

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In relazione

Non è tanto il ricordo di cosa è successo che conta quanto come siamo entrati in relazione con quello che è successo. Questa è la vera memoria che disegna la nostra vita.

Nicoletta Cinotti

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Personalità

Così come condizioniamo il nostro corpo in vari modi con l’esercizio fisico o con la sua mancanza, condizioniamo anche la mente. Ogni stato mentale, pensiero, o emozione che sperimentiamo ripetutamente diventa più forte e più abituale. La nostra personalità non è che una collezione di tutte le tendenze della mente che abbiamo sviluppato, le particolari configurazioni di energia che abbiamo coltivato.

Joseph Goldstein e Jack Kornfield Seeking the Heart of Wisdom, citato in Bernhard, Toni, Quando tutto cambia

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Malattia


Lesson 3: quanta attenzione
La terza lezione riguarda proprio l’attenzione. Ci vuole per curare, per sapere cosa sta succedendo, per sapere cosa rispondere. Ma se questa attenzione diventa apprensione è molto dannosa. Diventa una specie di peso, di riflettore sempre puntato addosso a chi è ammalato e le persone rimangono esseri indipendenti sempre, anche quando hanno bisogno di cure. Anzi, soprattutto quando hanno bisogno di cure è importante non trasformarli in persone dipendenti. Non serve a nessuno, tanto meno a loro. Così regolare l’attenzione diventa importante tanto quanto il dosaggio del cortisone o di qualsiasi altro farmaco. Ci chiede, in una parola, di essere consapevoli di quello che succede.

Nicoletta Cinotti

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Psicopatici

“Ci sono studi di laboratorio di ogni tipo, e i risultati sono davvero molto simili. Quello che rilevano è che ci sono anomalie nel modo in cui gli psicopatici elaborano le informazioni con implicazioni emotive, che esiste una dissociazione tra il significato linguistico delle parole e le loro connotazioni emotive. Non riescono a collegare le due cose: alcune parti del sistema limbico semplicemente non si attivano…

…Fece una pausa. “I sociopatici amano il potere, amano vincere. Se togli l’amore dal cervello umano non rimane molto se non la volontà di vincere.”
“Il che significa che ne troveremo un bel numero sulla ‘cima dell’albero’?” chiesi.
”Assolutamente sì. Più sali nella scala sociale, più alto sarà il numero di sociopatici che troverai”.
”Quindi le guerre, le ingiustizie, gli sfruttamenti, insomma tutte queste cose accadono a causa di quella minuscola percentuale di popolazione che sta ai vertici ed è affetta da questo preciso disturbo mentale?”domandai.
”Credo che molte di queste cose siano in effetti scatenate da loro, sì…” rispose.

Jon Ronson, Psicopatici al potere

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Distanza

Può darsi, nell’adozione a distanza, che non sia tanto importante l’adozione quanto la distanza. Che agisca come una distanza di sicurezza. La carità ravvicinata spaventa e compromette.

Adriano Sofri, Chi è il mio prossimo


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Quando amiamo

Quando amiamo qualcuno non amiamo né il suo genio né il suo carattere (e tanto meno il suo Io) ma la maniera speciale che egli ha di sfuggire ad entrambi. Il suo svelto andrivieni tra genio e carattere.

Giorgio Agamben

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Invecchiare

Il fine di invecchiare non è quello di morire, ma di svelare il nostro carattere che ha bisogno di una lunga gestazione per apparire a noi stessi prima che agli altri, in tutta la sua peculiarità.
Ci vogliono molti anni per diventare giovani.
Il carattere ha bisogno di quegli anni “in più” per vedere quello che uno è, al di là di quello che fa, al di là di quello che tenta di apparire. 

Maurizio Grandi

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Tribolare

Caro Ruggero,

Le persone che hanno tribolato nella vita si dividono in due categorie: quelle che non accettano i colpi avversi del destino, e quelle che riescono a metabolizzare il male come parte dell’esistenza. Le prime sviluppano un rancore sordo nei confronti del mondo, le seconde una consapevolezza che le rende più sensibili e disponibili verso gli altri. Entrare in contatto con la morte, anche per poco, cambia la percezione delle cose.

Giancarlo Berardi, Il diario di Julia, Julia giugno 2012



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Confucio

«La canna verde che si piega nel vento 
è più forte della possente quercia 
che si infrange nella tempesta».
(Confucio)

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