Cambiare musica

Il tempo è un tempo circolare, non è lineare. Cioè è un ciclo che si ripete a meno che non cambi musica; quando cambi musica tu hai – in un certo qual modo – modificato il passato.

Da Intervista a Erica Poli, Il fallimento dello scientismo in medicina, Bioblu

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Risuonare la stessa musica

Però è sicuramente vero che la fisica quantistica, se potrà fare una cosa – a mio modo di vedere – molto interessante, molto potente, lo farà nel cambiare la nostra idea del tempo…
Questa è l’idea che noi abbiamo della memoria, l’idea che abbiamo del tempo, cioè un qualcosa che esiste prima e poi c’è un dopo e noi siamo dentro in questa specie di contenitore temporale…

Quando noi richiamiamo un ricordo noi non lo andiamo a pescare da qualche parte: noi lo riviviamo. Cioè noi lo ricreiamo in quel momento, non è che esiste prima: tu ce l’hai in una biblioteca e lo vai a prendere, no! Tu ricrei l’esperienza in quel momento e la rivivi, tant’é che una sostanza te la può bloccare a tal punto che tu non la ricordi più. Cioè se tu smetti di riviverla in quel momento, poi la traccia amnesica non c’è più.

Questo cambia il paradigma della psicoterapia. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che tu stai costantemente rivivendo non un ricordo che già c’è, ma tu stai rivivendo un modo di funzionare. Tu rivivi un funzionamento del tuo organismo: stai risuonando una musica. Non è che la musica suona da prima, tu la risuoni e credi che quella sia la tua identità e continui a risuonarla.

Da Intervista a Erica Poli, Il fallimento dello scientismo in medicina, Bioblu

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Punizioni originali

Il governo degli Stati Uniti sosteneva la schiavitú per motivi eminentemente pratici. Nel 1790 venivano prodotte ogni anno nel Sud mille tonnellate di cotone; nel 1860 le tonnellate erano un milione. Nello stesso arco di tempo gli schiavi passarono da cinquecentomila a quattro milioni.

… A detta del suo biografo, Barrow non era peggiore della media dei proprietari di piantagioni. Spendeva denaro per vestire i suoi schiavi, concedeva loro il riposo nelle festività, costruì per loro una sala da ballo. Fece erigere anche una prigione, ed “era costantemente impegnato a escogitare punizioni originali, perché si rendeva conto che far vivere gli schiavi in una condizione di continua incertezza era un ottimo strumento per tenerli in riga”.

Howard Zinn, Storia del popolo americano, Cap. 9 Schiavitù senza sottomissione, emancipazione senza libertá.

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Incontri

“Ogni incontro che fai è un incontro con te stesso; pochi sembrano accorgersi che gli altri sono loro”.

Carl Gustav Jung

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Sacro e follia

Entrare nel sacro vuol dire entrare nella follia e nel mistero e bisogna essere accompagnati. Ecco il fenomeno delle sette come tentativo di rientrare nella dimensione del sacro. Anche la droga è uno strumento per accedere al sacro e alla sua dimensione folle.

Umberto Galimberti, conferenza Il divino é follia, Monza 2 febbraio 2008

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Crescita a spirale

Tutti i sistemi viventi crescono attraverso sistemi spiraliformi. Il DNA è una spirale, le conchiglie hanno una crescita a spirale, gli alberi una crescita circolare. I bambù, che crescono dritti come lance, hanno dei nodi di sviluppo. Non parliamo poi degli olivi, alberi che possono essere centenari ma che non si contraddistinguono per la loro dirittura!

Insomma tutto ciò che è vivente ha curve di sviluppo alternate a tratti di relativa linearità. Dobbiamo rassegnarci…

Nicoletta Cinotti, Bioenergetica e Mindfulness

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Come spieghi la tua vita

“Quanto più la mia vita viene spiegata sulla base di qualcosa che è già nei miei cromosomi, di qualcosa che i miei genitori hanno fatto o hanno omesso di fare e alla luce dei miei primi anni di vita ormai lontani, tanto più la mia biografia sarà la storia di una vittima.”

James Hillman

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Stare con Bhagwan

Era molto difficile stare con Bhagwan. Noi sannyasi cambiavamo continuamente i nostri piani a seguito dei suoi ordini contraddittori, cercando nel contempo di gestire il rapporto d’amore irrazionale che ognuno di noi aveva con lui. Nessuno sapeva  cosa avrebbe fatto Bhagwan da un minuto all’altro, cosa avrebbe deciso, dove ti avrebbe detto di andare.

Nel caso in cui non fosse tornato a Bombay dopo due settimane  (sarebbe nella realtà rimasto a Poona per sette anni), ho chiesto di rivederlo. “Com’è la Scozia in questo periodo dell’anno?” mi chiese. “Andrà bene, ummm, tu ora vai lì, apri un ashram, continui il Lavoro. Quando comincia a funzionare, ritorni. Ok?”

Hugh Milne, Bhagwan The God That Failed

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*Sannyasi

‘Sannyas’ era tradizionalmente lo stato di rinuncia e un ‘sannyasi’ uno che aveva rinunciato a tutti i beni mondani, possedimenti e relazioni, per essere tutt’uno con Dio. Nell’Induismo, un sannyasi è qualcuno che dedica gli ultimi anni della sua vita alla contemplazione e alla meditazione. Questa antica parola sanscrita, come vedremo, significava qualcosa di piuttosto diverso per i seguaci di Bhagwan. Tuttavia, egli adottò la parola ‘sannyasi’ per riferirsi a coloro che avevano lasciato le loro vite precedenti allo scopo di seguirlo. 

Hugh Milne, Bhagwan The God that Failed 

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Guarire

Può essere possibile o meno curarci per una certa malattia o invalidità; ma è sempre possibile guarire. Guarire, in questo senso, significa rapportarci in modo diverso alla nostra malattia, alla nostra invalidità, perfino alla nostra morte, imparando a guardarla con gli occhi della totalità. Guarire è affrontare le cose così come sono.

Jon Kabat Zinn

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